Tutela del diritto d’autore online

Tutela del diritto d’autore online

ago 06

Il mondo on-lineLa diffusione attraverso la rete di una grande quantità di contenuti multimediali quali testi, articoli, foto, musica e video si scontra spesso con la tutela di queste opere, che circolano nello sconfinato universo di internet senza una vera e propria tutela giuridica. In Italia, il diritto d’autore è regolato dalla legge 633/41, successivamente modificata dalla legge 248/00 che ha introdotto una regolamentazione anche per la duplicazione del software. Come regola generale, la tutela di un’opera dell’ingegno termina dopo che sono trascorsi settant’anni dalla morte dell’autore.

Le diverse opere e la loro tutela in rete

I brani musicali e le opere cinematografiche vengono spesso scaricati o condivisi tra gli utenti di internet attraverso le piattaforme di file sharing. Questo scambio è illegale se non espressamente autorizzato dall’autore o dal possessore dei diritti economici. Usare un brano o un filmato su un sito web è illegale senza autorizzazione, così come proporre integralmente un testo di una canzone. Gli articoli e tutti i testi in generale non possono essere riprodotti senza autorizzazione, tranne nei casi in cui l’opera in questione venga solo citata o riprodotta in parte (senza scopo di lucro) indicando l’autore o la fonte. Le fotografie che contengono il nome di chi ne detiene i diritti, l’anno e il nome dell’opera fotografata non possono essere riprodotte senza autorizzazione. La legge 248/00 ha previsto che anche i software vengono tutelati dal diritto d’autore (la paternità dell’opera è in questo caso delle software house che lo producono) e la duplicazione è sanzionabile penalmente. Le e-mail sono tutelate giuridicamente come la corrispondenza epistolare.

Licenze e pubblico dominio su internet

Oltre alle opere di pubblico dominio (che sono liberamente utilizzabili sul web) e le opere originali, esistono delle licenze gratuite, le cosiddette “copyleft” che permettono di utilizzare, diffondere, e a volte modificare l’opera rispettando alcune condizioni, come per esempio attribuirne la paternità o utilizzarla senza fini di lucro. Licenze copyleft sono ad esempio quelle utilizzate per il software come le GNU GPL e GNU LGPL o le licenze Creative Commons.

Foto: Nmedia

Peer-to-peer: come funziona

Peer-to-peer: come funziona

ago 05

Peer-to-peerIl termine “peer-to-peer” (o P2P) in ambito informatico è venuto alla ribalta alla fine degli anni ’90 e si è imposto con il “file sharing”, il sistema più utilizzato per lo scambio di dati (musica, video, documenti, ecc.) attraverso internet. Il termine “peer” significa “paritario” ed indica infatti che in questo sistema i computer che costituiscono la rete sono “alla pari”: possono sia fornire che ricevere dati.

Client-server vs peer-to-peer

La classica rete informatica che utilizziamo tutti i giorni per navigare in internet è di tipo “client-server”, una comunicazione tra due applicazioni: il client che fa una richiesta, e il server che risponde. L’intero sistema è gestito dal server che permette e si occupa dell’accesso ai dati. Nella rete di tipo peer-to-peer invece, i client comunicano tra loro direttamente e possono fungere contemporaneamente sia da client che da server. In questo modo i computer hanno uno scambio diretto di informazioni senza dover utilizzare un server; i dati vengono trasmessi molto velocemente perché reperibili su più client (invece che da un solo server); Il rischio di attacchi alla sicurezza è più alto in quanto ogni client può accedere liberamente agli altri presenti nella rete e possono essere condivisi file infetti.

Il file sharing

Per “file sharing” si intende la possibilità di condividere file utilizzando una rete. Il sistema peer-to-peer è nato da questo tipo di condivisione. Attraverso appositi software è possibile connettersi alle reti di P2P e ricercare un determinato file, scaricarlo da diverse fonti, interrompere lo scaricamento ed eventualmente riprenderlo. Il successo e la diffusione del file sharing sono dovuti a “Napster” il primo programma di peer-to-peer che si impose a livello mondiale, realizzato nel 1999 dall’allora studente universitario Shawn Fanning. Napster permetteva la condivisione gratuita file mp3. Per problemi relativi alla diffusione di materiale coperto da copyright Napster chiuse pochi anni dopo. Questo non ha bloccato però la diffusione del file sharing (un dibattito ancora aperto anche per via delle leggi diverse presenti nei diversi paesi) attraverso altri sistemi P2P sempre più elaborati come Gnutella o BitTorrent.

Immagine: PixBox – Fotolia

Furto della privacy on-line: come tutelarsi

Furto della privacy on-line: come tutelarsi

ago 04

Come tutelarsi dal furto della privacy on-line.In una realtà dominata dagli strumenti tecnologici e informatici, dove il web è diventato il mezzo principale di reperimento e scambio di informazioni, i dati personali di ogni utente sono costantemente a rischio. La sicurezza informatica è oramai un elemento cruciale del nostro “navigare quotidiano”. Conoscere i pericoli della rete e sapersi difendere è basilare per ogni internauta.

Gli attacchi informatici alla privacy

L’accesso ai conti bancari e il pagamento tramite carte di credito è ormai una usuale procedura on-line. Uno degli attacchi più frequenti in questi casi è il “Phishing”, il furto di dei dati, delle password per accedere ai conti o utilizzare la carta. Il Phishing avviene tramite l’invio di messaggi di posta elettronica: si tratta di messaggi fasulli che imitano nella grafica e nel contenuto quelli di banche, istituti di credito o altri servizi. L’utente viene raggirato e indotto ad inserire i suoi dati (per via di problemi sul conto, vincite di denaro ecc). Anche scaricare software o semplicemente navigare può essere rischioso per la privacy: lo “Spyware” è un software “spia” le operazioni online dell’utente (siti visitati, orari e tempi di connessione). Queste spie possono essere installate con il consenso dell’utente (per ricerche statistiche o per l’invio di pubblicità) o possono installarsi senza che l’utente se ne accorga (i cosiddetti “malware”) semplicemente scaricando ed installando un programma di tipo freeware. I malware possono rubare dati personali come indirizzi e-mail e password.

Difendersi dagli attacchi

Per tutelarsi, difendersi dai furti della privacy è necessario adottare specifiche precauzioni e dotarsi di appositi software. Per prima cosa bisogna evitare di aprire e-mail che provengono da mittenti sconosciuti; accedere sempre direttamente al sito dove dobbiamo inserire i dati di accesso e non tramite link contenuti in e-mail o pagine web sospette; controllare sempre le informazioni riguardanti la privacy ogni volta che si procede all’installazione di un software; dotarsi di software antivirus e antispyware aggiornati periodicamente; utilizzare sempre password alfanumeriche complesse e cambiarle con regolarità; Evitare di scrivere i propri dati su mail, chat o tramite i social network; navigare con un browser aggiornato e impostare correttamente le impostazioni sulla privacy.

Illustrazione: 3d brained – Fotolia

Che cos’era Napster?

Che cos’era Napster?

ago 02

NapsterIl primo programma dal quale, alle soglie del 2000, era possibile ‘scaricare’ musica, film e libri si chiamava Napster. Si tratta della versione remota del più noto Emule, ovvero il programma più utilizzato dagli utenti del web per scaricare file e prodotti di ogni genere.

La triste storia di Napster

La storia di Napster, tuttavia, è meno felice dei tanti programmi di ‘condivisione’ attualmente reperibili sul web. Gli ideatori del programma, infatti, furono processati e – alla fine – costretti a chiudere il loro mezzo di condivisione. Secondo la legge, infatti, Napster più che un programma era un semplice sito internet dal quale gli utenti scaricavano gratuitamente file protetti da copyright. Alla fine del processo, inoltre, il giudice condannò i proprietari di Napster al pagamento di salatissime multe. Per ovviare a questa sentenza, i proprietari pensarono di trasformare la loro piattaforma, passando dalla modalità gratuita di scaricamento ad una modalità a pagamento. Questa idea, tuttavia, non divenne mai realtà e alla fine i proprietari di Napster furono costretti a vendere la società.

Napster: il caso esemplare di una legge disuguale

La Bertlsmann AG sarebbe dovuta diventare la nuova proprietaria di Napster. E in effetti, anche se per poco, lo divenne. La Bertlsmann, infatti, acquistò Naspter per quasi dieci milioni di dollari eppure, nel 2002, la legge intervenne nuovamente nelle vicissitudini di questo programma. Un giudice, infatti, non autorizzò l’acquisto della Napster da parte della Bertlsmann e, chiaramente, Napster dovette dichiarare fallimento. Migliaia di dipendenti furono licenziati ma, ancora oggi, resta inspiegato il perché questa sorte sia dovuta toccare solo ai proprietari di Napster. Dopo questo programma, infatti, ne sono stati realizzati molti altri, alcuni dei quali ancora oggi esistenti. La fortuna di questi nuovi programmi di condivisione, sin dall’inizio, è stata enorme. Eppure nessun giudice ha ancora autorizzato la loro chiusura, nonostante tutti forniscano i medesimi servizi di Napster. E’ evidente che, in tema di web, la legge non è ancora uguale per tutti.

Foto: ambrits – Fotolia