Peer-to-peer: come funziona

Peer-to-peer: come funziona

ago 05

Peer-to-peerIl termine “peer-to-peer” (o P2P) in ambito informatico è venuto alla ribalta alla fine degli anni ’90 e si è imposto con il “file sharing”, il sistema più utilizzato per lo scambio di dati (musica, video, documenti, ecc.) attraverso internet. Il termine “peer” significa “paritario” ed indica infatti che in questo sistema i computer che costituiscono la rete sono “alla pari”: possono sia fornire che ricevere dati.

Client-server vs peer-to-peer

La classica rete informatica che utilizziamo tutti i giorni per navigare in internet è di tipo “client-server”, una comunicazione tra due applicazioni: il client che fa una richiesta, e il server che risponde. L’intero sistema è gestito dal server che permette e si occupa dell’accesso ai dati. Nella rete di tipo peer-to-peer invece, i client comunicano tra loro direttamente e possono fungere contemporaneamente sia da client che da server. In questo modo i computer hanno uno scambio diretto di informazioni senza dover utilizzare un server; i dati vengono trasmessi molto velocemente perché reperibili su più client (invece che da un solo server); Il rischio di attacchi alla sicurezza è più alto in quanto ogni client può accedere liberamente agli altri presenti nella rete e possono essere condivisi file infetti.

Il file sharing

Per “file sharing” si intende la possibilità di condividere file utilizzando una rete. Il sistema peer-to-peer è nato da questo tipo di condivisione. Attraverso appositi software è possibile connettersi alle reti di P2P e ricercare un determinato file, scaricarlo da diverse fonti, interrompere lo scaricamento ed eventualmente riprenderlo. Il successo e la diffusione del file sharing sono dovuti a “Napster” il primo programma di peer-to-peer che si impose a livello mondiale, realizzato nel 1999 dall’allora studente universitario Shawn Fanning. Napster permetteva la condivisione gratuita file mp3. Per problemi relativi alla diffusione di materiale coperto da copyright Napster chiuse pochi anni dopo. Questo non ha bloccato però la diffusione del file sharing (un dibattito ancora aperto anche per via delle leggi diverse presenti nei diversi paesi) attraverso altri sistemi P2P sempre più elaborati come Gnutella o BitTorrent.

Immagine: PixBox – Fotolia