Che cos’era Napster?
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Il primo programma dal quale, alle soglie del 2000, era possibile ‘scaricare’ musica, film e libri si chiamava Napster. Si tratta della versione remota del più noto Emule, ovvero il programma più utilizzato dagli utenti del web per scaricare file e prodotti di ogni genere.
La triste storia di Napster
La storia di Napster, tuttavia, è meno felice dei tanti programmi di ‘condivisione’ attualmente reperibili sul web. Gli ideatori del programma, infatti, furono processati e – alla fine – costretti a chiudere il loro mezzo di condivisione. Secondo la legge, infatti, Napster più che un programma era un semplice sito internet dal quale gli utenti scaricavano gratuitamente file protetti da copyright. Alla fine del processo, inoltre, il giudice condannò i proprietari di Napster al pagamento di salatissime multe. Per ovviare a questa sentenza, i proprietari pensarono di trasformare la loro piattaforma, passando dalla modalità gratuita di scaricamento ad una modalità a pagamento. Questa idea, tuttavia, non divenne mai realtà e alla fine i proprietari di Napster furono costretti a vendere la società.
Napster: il caso esemplare di una legge disuguale
La Bertlsmann AG sarebbe dovuta diventare la nuova proprietaria di Napster. E in effetti, anche se per poco, lo divenne. La Bertlsmann, infatti, acquistò Naspter per quasi dieci milioni di dollari eppure, nel 2002, la legge intervenne nuovamente nelle vicissitudini di questo programma. Un giudice, infatti, non autorizzò l’acquisto della Napster da parte della Bertlsmann e, chiaramente, Napster dovette dichiarare fallimento. Migliaia di dipendenti furono licenziati ma, ancora oggi, resta inspiegato il perché questa sorte sia dovuta toccare solo ai proprietari di Napster. Dopo questo programma, infatti, ne sono stati realizzati molti altri, alcuni dei quali ancora oggi esistenti. La fortuna di questi nuovi programmi di condivisione, sin dall’inizio, è stata enorme. Eppure nessun giudice ha ancora autorizzato la loro chiusura, nonostante tutti forniscano i medesimi servizi di Napster. E’ evidente che, in tema di web, la legge non è ancora uguale per tutti.
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