Che cos’era Napster?
ago 02
Il primo programma dal quale, alle soglie del 2000, era possibile ‘scaricare’ musica, film e libri si chiamava Napster. Si tratta della versione remota del più noto Emule, ovvero il programma più utilizzato dagli utenti del web per scaricare file e prodotti di ogni genere.
La triste storia di Napster
La storia di Napster, tuttavia, è meno felice dei tanti programmi di ‘condivisione’ attualmente reperibili sul web. Gli ideatori del programma, infatti, furono processati e – alla fine – costretti a chiudere il loro mezzo di condivisione. Secondo la legge, infatti, Napster più che un programma era un semplice sito internet dal quale gli utenti scaricavano gratuitamente file protetti da copyright. Alla fine del processo, inoltre, il giudice condannò i proprietari di Napster al pagamento di salatissime multe. Per ovviare a questa sentenza, i proprietari pensarono di trasformare la loro piattaforma, passando dalla modalità gratuita di scaricamento ad una modalità a pagamento. Questa idea, tuttavia, non divenne mai realtà e alla fine i proprietari di Napster furono costretti a vendere la società.
Napster: il caso esemplare di una legge disuguale
La Bertlsmann AG sarebbe dovuta diventare la nuova proprietaria di Napster. E in effetti, anche se per poco, lo divenne. La Bertlsmann, infatti, acquistò Naspter per quasi dieci milioni di dollari eppure, nel 2002, la legge intervenne nuovamente nelle vicissitudini di questo programma. Un giudice, infatti, non autorizzò l’acquisto della Napster da parte della Bertlsmann e, chiaramente, Napster dovette dichiarare fallimento. Migliaia di dipendenti furono licenziati ma, ancora oggi, resta inspiegato il perché questa sorte sia dovuta toccare solo ai proprietari di Napster. Dopo questo programma, infatti, ne sono stati realizzati molti altri, alcuni dei quali ancora oggi esistenti. La fortuna di questi nuovi programmi di condivisione, sin dall’inizio, è stata enorme. Eppure nessun giudice ha ancora autorizzato la loro chiusura, nonostante tutti forniscano i medesimi servizi di Napster. E’ evidente che, in tema di web, la legge non è ancora uguale per tutti.
Foto: ambrits – Fotolia
Che cos’è la pirateria cinematografica?
lug 31
Comprare un film, in DVD o videocassetta, non autorizza in nessun caso l’acquirente alla sua riproduzione. Nel momento in cui ciò accade si commette un reato specifico, quello di pirateria cinematografica, ovvero di riproduzione illegale di un film. Questo reato, tuttavia, non si commette solo quando si masterizza un film acquistato in negozio; ma soprattutto quando si scarica attraverso quei programmi di ‘condivisione’ dei file, dai quali è possibile accedere gratuitamente a file musicali, cinematografici e molti altri.
Migliaia di film scaricati illegalmente
Ogni giorno in tutto il mondo si scaricano oltre cinquecentomila film da questi programmi di condivisione, che altro non sono che un mezzo per violare i diritti di copyright di qualsiasi prodotto. Questa infelice usanza non ha risparmiato gli internauti italiani che, il linea con gli europei, scaricano quasi quattrocentomila film ogni giorno.
La legge italiana in difesa dei diritti cinematografici
Tali cattive abitudini, nel 2004, hanno spinto il governo a varare una legge per difendere i diritti cinematografici. Si tratta di 7 commi scritti specificamente per la protezione dei diritti cinematografici. La nuova legge ha previsto pene esemplari per tutti coloro che diffondono (con lo scopo di vendere) dei file cinematografici. E’ previsto, infatti, un periodo di reclusione che parte da sei mesi e può essere esteso a tre anni oltre che la possibilità di ricevere una multa salatissima, il cui importo potrebbe oscillare tra i duemilacinquecento euro e i quindicimila. Inoltre, la legge del 2004 ha previsto per la prima volta dure pene anche per coloro che riproducono o scaricano illegalmente materiale cinematografico per fini personali. Per questi utenti, la legge non punisce con la reclusione ma con una multa che può arrivare fino a duemila euro e moltiplicarsi per ulteriori millecinquecento euro per ogni opera cinematografica violata dal medesimo internauta. Infine, la legge punisce con una multa di duemila euro tutti coloro che incitano o in qualsiasi modo sollecitano altre persone a compiere tale genere di azioni illegali. Si tratta di provvedimenti importanti che, per la prima volta, introducono in Italia norme precise e punizioni severe a tutela del cinema.
Immagine: Stenzel Washington – Fotolia
